Titolo originale: Gilles Clément, Manifeste du Tiers paysage, Éditions Sujet/Objet 2004
Il libro definisce, in modo mano a mano più specifico, il concetto di Terzo Paesaggio, ovvero l’insieme di tutti quei luoghi abbandonati dall’uomo: gli spazi ai margini delle strade, le aiuole spartitraffico, gli spazi di risulta in un contesto urbano, ma anche spazi più estesi, come le riserve naturali, i parchi e le aree disabitate.
Questi spazi, diversi per forma, funzione, dimensione e statuto, hanno in comune il fatto di essere indipendenti dall’attività umana; essi costituiscono però una risorsa importante per il sistema biologico del pianeta, e per questo è importante favorirne la sopravvivenza (o meglio, non provocarne la scomparsa attraverso l’azione umana).
Giudizio Complessivo: 9 (scala 1-10)
Gilles Clément
Autore Gilles Clément
Gilles Clément (Argenton-sur-Creuse, 6 ottobre 1943) è uno scrittore, entomologo, giardiniere, architetto paesaggista ed ingegnere agronomo francese. È insegnante all'École nationale du paysage di Versailles. Ha influenzato con le proprie teorie e con le proprie realizzazioni (tra queste il Parc André Citroën e il Musée du quai Branly, entrambi a Parigi) un’intera generazione di paesaggisti europei. Ha pubblicato Le jardin planétaire (catalogo della mostra alla Villette di Parigi, 1999), La sagesse du jardinier (2004), e due romanzi, Thomas et le voyageur (1997) e La dernière pierre (1999). In italiano sono stati pubblicati l’antologia Il giardiniere planetario e Elogio delle vagabonde. Quodlibet ha pubblicato Manifesto del Terzo paesaggio (2005), Il giardino in movimento (2011) e Breve storia del giardino (2012).
Il libro inizia fornendo le definizioni di alcuni termini
fondamentali per la comprensione del concetto di Terzo
Paesaggio. I capitoli successivi sono invece dedicati ognuno ad
un aspetto specifico del Terzo Paesaggio (estensione, statuto,
evoluzione, rapporto con il tempo, con la società, ecc).
In conclusione l’autore propone un Manifesto (derivato dai
capitoli precedenti) per promuovere la sopravvivenza del Terzo
Paesaggio e indica una serie di comportamenti utili al fine di
stabilizzare o addirittura aumentare il numero di specie
viventi.
Ogni capitolo è organizzato per punti, ognuno dei quali tende a definire in modo sempre più specifico il concetto di Terzo Paesaggio.
Capitolo 0– Definizioni
L’autore introduce alcuni vocaboli fondamentali per la
comprensione del significato di Terzo Paesaggio:
- “residuo” è un luogo abbandonato ma precedentemente sfruttato.
- “riserva” è un luogo che non è possibile sfruttare per difficoltà d’accesso o perché il suo sfruttamento è impossibile/troppo costoso.
- “insiemi primari” sono luoghi mai sottoposti a sfruttamento (prati alpini, tundre…)
- “diversità” fa riferimento al numero di specie viventi distinte.
Viene inoltre introdotto il concetto di Terzo Paesaggio, che viene definito in tutti i suoi aspetti negli altri capitoli:
“Terzo Paesaggio” è un luogo dal carattere indeciso, perché derivante dalla non-progettazione umana; la sua evoluzione è determinata dall’insieme degli esseri biologici che vivono al suo interno.
Capitolo I - Origine
Che origine ha il termine “Terzo Paesaggio” e cosa indica?
L’origine del termine “Terzo Paesaggio” deriva dall’analisi del paesaggio di Vassivière, condotta nel 2002 per il Centre d’art et du paysage: in essa è emerso il carattere artificiale di ciò che sembra “naturalmente” presente.
Se si guarda però al paesaggio che prescinde dall’attività umana, si scoprono una serie di luoghi non progettati, indecisi, privi di una funzione precisa a cui non è possibile attribuire un nome specifico. Questi luoghi sono situati al margine di boschi, strade, fiumi; possono essere di dimensioni modeste (bordo di un campo, margine di una strada), o più estesi (terreno abbandonato dopo lo sfruttamento).
Questi frammenti non hanno niente in comune fra loro, se non il fatto di essere un rifugio per la diversità; essi costituiscono il Terzo Paesaggio.
Capitolo II- Estensione
Dove si trovano e che estensione hanno i luoghi costitutivi del Terzo Paesaggio?
Residui, Riserve ed Insiemi Primari costituiscono il Terzo Paesaggio.
Mentre le riserve ed insiemi primari riguardano gli spazi naturali, i residui possono derivare da qualsiasi spazio (urbano, agricolo, industriale, turistico…); essi sono frutto di un modo di gestire lo spazio: ogni organizzazione razionale dello spazio provoca inevitabilmente la formazione di residui.
In ambito agricolo i residui sono costituiti dagli spazi di risulta derivanti dall’organizzazione del territorio (confini dei campi, bordi delle strade, ecc); in uno spazio rurale maggiore è il rilievo, maggiore è la quantità di residui.
In ambito urbano i residui corrispondono a terreni in attesa di essere sfruttati o in attesa dell’esecuzione di progetti in sospeso; in uno spazio urbano più il tessuto è rado, maggiore è la quantità di residui (piccoli e rari nel centrocittà, più vasti e frequenti in periferia).
Il rilievo, sia in ambito rurale che urbano, favorisce la presenza di diversità, quindi di Terzo Paesaggio.
· Creare vasti spazi di Terzo Paesaggio
· Accostare residui e
riserve per favorire la continuità biologica
Sviluppo del tessuto urbano per figure concentriche. All’interno, la diversa distribuzione di residui.
Capitolo III - Carattere
Quali caratteristiche hanno gli spazi-rifugio per la diversità?
Il Terzo paesaggio costituisce un rifugio per le specie viventi (animali, vegetali o esseri semplici) che non trovano posto altrove: sono quindi esclusi dal T. P. (Terzo paesaggio) le specie la cui esistenza dipende dall’attività umana (piante coltivate, animali da allevamento).
Gli insiemi primari evolvono lentamente o per nulla. Le specie che vi si insediano e sviluppano sono quelle ottimali per le condizioni dell’ambiente. Nonostante la forte diversità presente al loro interno, gli insiemi primari presentano un carattere unitario. La flora degli insiemi primari è esclusiva ed è impedito l’accesso alle specie esogene.
I residui, derivanti dall’abbandono di un’attività,
evolvono naturalmente verso un paesaggio secondario, che a sua
volta sarà interessato da trasformazioni (successione di specie
“pioniere” instabili), fino al raggiungimento di un equilibrio
(specie stabili). La flora dei residui è costituita non solo da
specie indigene, ma anche da specie esotiche compatibili con
l’ambiente.
Le riserve sono luoghi protetti dall’attività umana
perché giudicati fragili, rari, sacri, o abitati da una
diversità a rischio. Come per gli insiemi primari, anche le
riserve evolvono lentamente o non subiscono alcuna
trasformazione. La flora delle riserve è esclusiva ed è impedito
l’accesso alle specie esogene.
La sopravvivenza degli insiemi primari è garantita da un loro
isolamento geografico; in generale il numero di specie presenti
sulla Terra è direttamente proporzionato al numero di superfici
isolate. L’attività umana, però, accelera gli scambi e i
processi di incontro, riducendo il numero di superfici isolate,
e quindi di insiemi primari.
Portato alle estreme conseguenze, questo processo conduce alla
sparizione degli insiemi primari a favore di un aumento nel
numero di residui dovuti all’attività umana.
· Considerare la commistione di specie nei residui (“mescolanza planetaria”) come un punto di partenza per l’evoluzione
· Utilizzare le precauzioni necessarie per lo sfruttamento di un territorio
Capitolo IV- Statuto
Quale statuto vige nel Terzo Paesaggio?
I territori che compongono il T.P rispondono a statuti
differenti: se una riserva è oggetto di protezione e
salvaguardia, un residuo è invece uno spazio di risulta che si
cerca addirittura di evitare o di ridurre.
Nonostante le differenze, tutti questi territori costituiscono
riserve biologiche e per questo, essi non rispondono più alle
questioni poste dal territorio, ma sono soggette allo statuto
del T. P., che affida alla coscienza collettiva la sua
sopravvivenza.
· Preservare l’assenza di regolamentazione sociale e politica del Terzo Paesaggio
· Pensare al Terzo Paesaggio non come un patrimonio da proteggere inalterato, bensì come lo spazio del futuro, in contniua evoluzione
Capitolo V– Sfide
Quali “sfide” condizionano e stravolgono l’esistenza e l’evoluzione delle diversità?
La diversità è espressa attraverso il numero di specie sul pianeta e la varietà dei comportamenti (per esempio per l’uomo la varietà di comportamenti si dispiega all’interno di un’unica specie, l’Homo Sapiens).
Le traformazioni che condizionano la sopravvivenza delle specie sono di tipo catastrofico (meteorite, guerre, antropizzazione) o lento (glaciazione): le prime inducono una riduzione improvvisa del numero di specie, le seconde ne inducono invece un cambiamento progressivo.
In questo quadro, il T. P. si configura come un territorio di rifugio per la diversità (situazione passiva) o come un territorio di invenzione biologica (situazione attiva).
L’attività umana induce ad effetti simili a quelli della catastrofe; la sopravvivenza del T. P. dipende quindi dal numero umano e dalle attività svolte da questo numero.
· Conservare o aumentare la diversità attraverso la non-organizzazione del territorio
· Considerare una politica che non diminuisca i frammenti di T. P. esistenti
Capitolo VI - Mobilità
Come cambia la configurazione del T. P. nel corso del
tempo?
Il T. P. cambia la propria configurazione attraverso:
- Scambi interni: evoluzione naturale per giungere ad un equilibrio stabile;
- Scambi con l’ambiente circostante: forte influenza dell’ambiente antropizzato circostante (perdita di diversità) o influenza esterna debola/assente dell’ambiente circostante (diversità in equilibrio)
- Influenza di fattori economici e politici, come il recupero di aree abbandonate (perdita di diversità) o l’abbandono di aree (aumento della diversità)
· Facilitare gli scambi con l’ambiente circostante
Scambi naturali tra Terzo Paesaggio e Territorio Antropizzato.
Da sinistra: situazione di equilibrio; pressione forte del T.A. (perdita di diversità);
pressione debole del T.A. (aumento di diversità)
Capitolo VII- Evoluzione
Come si evolve il territorio del Terzo Paesaggio?
Le città si sviluppano solitamente su maglie regolari chiuse
lungo i bordi. Lo sviluppo delle città porta all’aumento di
residui (quindi all’aumento di specie), ma anche ad un T. P.
sempre più frammentato, in cui il numero di specie è minore di
un territorio compatto.
La chiusura delle maglie, inoltre, interrompe la continuità
biologica e diminuisce ulteriormente la diversità; la rottura di
una maglia permette la comunicazione tra i frammenti di T. P. e
consente lo scambio e l’invenzione biologica.
· Organizzare il territorio con maglie larghe e permeabili
· Creare porte per far comunicare i frammenti
Capitolo IX –Rappresentazione dei limiti
Quali sono i limiti del Terzo Paesaggio? Che importanza hanno?
I limiti del Terzo Paesaggio diventano visibili al confine tra
residuo e territorio sfruttato dall’uomo.
Talvolta questi si confondono tra loro (pensiamo per esempio ad
una foresta nata naturalmente su un residuo accostata ad una
foresta gestita dall’uomo): i limiti del residuo continuano ad
esistere, poiché separano due territori con una varietà di
specie diversa.
I limiti costituiscono un importante territorio biologico, e contengono talvolta più specie di quelle presenti nei territori che separano.
· Considerare i limiti come uno spessore, non come un semplice tratto
· Considerare il limite come un punto di incontro tra ambienti differenti
Capitolo X- Rapporto con il tempo
Qual è il rapporto tra l’evoluzione del T. P. ed il tempo?
Le scadenze e la tempistica delle trasformazioni che avvengono nel Terzo Paesaggio sono imprevedibili; è possibile studiarle ed approssimare una sequenza evolutiva ricorrente, ma è impossibile fissarne i tempi con precisione; le trasformazioni dipendono infatti dalle necessità di adattamento all’ambiente e queste non obbediscono a regole temporali precise.
L’evoluzione può avvenire in modo costante (per adattamento, cambiamenti rapidi e violenti) o incostante (per adattamenti progressivi, cambiamenti lenti). La prima –processo darwiniano- presenta rischi di crisi (processo selettivo), la seconda –processo lamarckiano- è una garanzia di resistenza nel tempo, poiché il sistema biologico si adatta progressivamente alle modificazioni dell’ambiente, cercando nuove soluzioni di vita.
· Lasciare al T. P. la possibilità di cambiare attraverso un processo evolutivo incostante, cioè attraverso un riadattamento progressivo alle mutazione dell’ambiente
Capitolo XI- Rapporto con la società
Qual è il rapporto tra il T. P. e la società?
La società può porsi in due modi diversi nei confronti del Terzo Paesaggio:
- Considerandolo spazio naturale da proteggere, si assume la responsabilità della sua cura e lo pone sotto sorveglianza. Questa soluzione comporta la scomparsa del Terzo Paesaggio, poiché il regime di protezione prevede di mantenere il territorio inalterato e quindi di rinunciare all’evoluzione propria del T. P.
- Considerandolo come improduttivo, se ne disinteressa. Questa soluzione rende possibile l’esistenza e l’evoluzione del T.P.
· Valorizzare l’improduttività
Epilogo- Manifesto
· Imparare, abituarsi al non-fare, così come si impara e ci si abitua al fare
· Valorizzare l’indecisione
· Valorizzare la non-organizzazione
Residuo – derivato dall’abbandono di un’attività o luogo di risulta, derivato dall’organizzazione razionale dello spazio.
Riserva – Luogo protetto e salvaguardato dall’attività umana perché giudicati fragili, rari, scari o abitati da una diversità a rischio.
Insieme primario - Pragonabile alle riserve, sono spazi le riserve ed insiemi primari riguardano gli spazi naturali mai sottoposti a sfruttamento (prati alpini, tundre…).
Nonostante la varietà di specie al loro interno, presentano carattere unitario.
Terzo Paesaggio - Terzo Paesaggio” è un luogo dal carattere indeciso e non progettato perché non sfruttato dall’uomo. È costituito da residui, riserve ed insiemi primari ed è per questo frammentato e discontinuo.
I frammenti che lo compongono sono diversi per forma, sfruttamento e grandezza; sono però tutti rifugio per la diversità.
Il Terzo paesaggio costituisce un rifugio per le specie viventi (animali, vegetali o esseri semplici) che non trovano posto altrove.