KM3 è la storia di un mondo che ha bisogno di spazio e di idee
innovative per riuscire a soddisfare tutte le esigenze di una
popolazione in continuo aumento.
Gli MVRDV pensano ad un nuovo modo di concepire la città e di
progettare l’architettura, strumento fondamentale per risolvere
il problema di carenza di spazio: nasce una nuova idea di città,
in continua trasformazione, che lavora sulle tre dimensioni e,
aumentando la “capacità”, riesce a soddisfare i bisogni in
continua evoluzione della popolazione.
KM3 è una città pensata a grande scala, larga (e alta) alcuni chilometri, in grado di ospitare milioni di persone; è una città che, ripetuta più volte, cambia la superficie terrestre andando al di là dello sviluppo orizzontale e slanciandosi in verticale; è una città in tre dimensioni che racchiude tutti gli spazi e i servizi necessari alla vita dell’uomo. Per ora è solo un’idea, un progetto, una possibile teoria urbana: alcuni problemi rimangono irrisolti, e la società non sarebbe ancora in grado di vivere in tre dimensioni. Essa apre però la strada verso un nuovo modo di pensare la città e lo spazio, non più diffuso e basato sullo “zoning” ma denso, compatto e sinergico: oltre al consumo di suolo, si ridurrebbero anche i consumi di energia, acqua, tempo.
Research is less sexy than photo spreads of architecture
KM3 nasce da una ricerca condotta dagli MVRDV in collaborazione con il Berlage Institute sull’andamento della popolazione in rapporto alle risorse rimanenti. Da qui emerge la necessità di “inventarsi” nuovo spazio, non prima di aver sfruttato al meglio quello esistente, in base alle specializzazioni e attitudini di ciascun territorio.
Gli MVRDV descrivono quindi gran parte dei loro progetti, realizzati nell’ottica di una città densa ed in tre dimensioni, dimostrando che anche a piccola scala è possibile portare avanti un progetto globale.
Giudizio Complessivo: 9
MVRDV: WIny Maas, Jacob Van Rijs e Nathalie De Vries
Autore: MVRDV
Il gruppo MVRDV nasce a Rotterdam (Paesi Bassi) nel 1993 dalla collaborazione tra Winy Maas, Jacob Van Rijs e Nathalie De Vries. I tre architetti lavorano in stretta collaborazione ed i loro studi coinvolgono architettura, urbanistica e paesaggio. I primi progetti, come la villa VPRO e i WoZoCo apartments, residenze per anziani ad Amsterdam, portano gli MVRDV alla fama internazionale.
I progetti realizzati comprendono il padiglione olandese per il
World Expo 2000 di Hannover, il Flight Forum a Eindhoven, il
Complesso residenziale Silodam ad Amsterdam, il Centro Culturale
Matsudai in Giappone, il campus Unterföhring nei pressi di
Monaco, l'Hotel Lloyd di Amsterdam, la biblioteca a Spijkenisse,
una piazza della cultura a Nanjing, il Didden Village sui tetti
di Rotterdam, il quartiere residenziale Mirador a Madrid, solo
per citarne alcuni.
MVRDV hanno lavorato anche a grande scala, realizzando un piano
urbanistico a Ypenburg e grandi masterplan urbani a Oslo, Tirana
e Logroño.
Il lavoro di MVRDV è esposto in tutto il mondo e ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Le pubblicazioni monografiche FARMAX (1998) e KM3 (2005) illustrano il lavoro dello studio di Rotterdam.
Capitolo 1 – CAPACITY Observation
Should we change our behavior, our technology, and our territory, or should we extend?
Gli MVRDV, con l’aiuto del Berlage Institute, conducono una serie di ricerche sull’andamento della popolazione e sullo sfruttamento delle risorse: gli studi rivelano un costante aumento della popolazione che si deve confrontare con una lenta diminuzione di specie, risorse e terreni coltivabili.
Agli inizi del terzo millennio, abitiamo quindi in un mondo che
è più denso e popolato di quanto non sia mai stato e necessita
di maggiore spazio per vivere, per produrre le materie
prime per la sopravvivenza (energia, acqua, cibo) e per
assicurare la compensazione ecologica e la fornitura di
ossigeno.
Lo spazio necessario per rispondere a queste necessità non è più
concentrato in punti specifici, ma è diffuso ovunque: tra le
città, in periferia, generalmente in luoghi fragili e
vulnerabili.
Questa processo messo in atto dall’uomo ha trasformato il pianeta in un unico grande spazio colonizzato ed urbanizzato dall’uomo, la “Città Universale”.
Procedendo in questo modo, con la popolazione in continuo aumento, sarà impossibile continuare a soddisfare tutti questi bisogni, se non apportando un’innovazione nel modo di gestire lo spazio.
Questa innovazione può risiedere nell’idea di Capacity, una
nuova città che aumenta le sue possibilità e che riesce a
soddisfare le necessità dell’uomo utilizzando tutti gli spazi
esistenti al meglio, anche quelli attualmente poco sfruttati
(mari, sottosuolo, cielo…).
Le Capacities utilizzano lo spazio in modo ottimale e cambiano
le densità attuali, a volte diminuendole, a volte
incrementandole.
Capitolo 3- (IM)POSSIBLE WORLDS Speculations
When and where can new spatial capacities be expected?
Per capire meglio quali sono gli attuali meccanismi e come procedere nella gestione dello spazio, gli MVRDV hanno ipotizzato una serie di possibili scenari futuri. Questo metodo di studio porta ad avere infiniti scenari possibili, ma riducendo il numero di variabili e considerandone una alla volta, è possibile immaginare alcune situazioni interessanti.
- Studio dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sulla gestione dello spazio
Problemi emersi: surriscaldamento globale, scomparsa dei ghiacciai, siccità
Soluzioni possibili: ridurre l’emissione di CO2 diminuendo l’uso di mezzi privati ed utilizzando energia alternativa, oppure intervenire artificialmente sul clima.
- Studio dei fenomeni migratori
Problemi emersi: l’impossibilità di spostarsi liberamente da un territorio all’altro provoca un disastro ecologico. L’esistenza di confini (politici, storici, religiosi, ecc) limita fortemente le possibilità di crescita del pianeta.
Soluzioni possibili: eliminazione dei confini e possibilità di muoversi (e di fermarsi) liberamente. L’assenza di confini porta anche ad uno scambio libero di beni, capitali e lavoro, che comporta un migliore uso delle risorse globali.
- Studio sull’ottimizzazione del territorio
Problemi emersi: risorse insufficienti per mantenere e nutrire la popolazione in un immediato futuro (risorse energetiche limitate, foreste insufficienti per assorbire la CO2 prodotta, aumento della desertificazione a discapito di foreste e terreni agricoli).
Soluzioni possibili: pensare ad un mondo “aperto”, appartenente a tutti, con un mercato libero e senza confini di alcun genere. In questo modo, ogni cosa può essere prodotta nel territorio migliore e più efficiente. Questo processo porta ad un mondo equilibrato, interdipendente ed ottimizzato.
Capitolo 4- WORLD OF REGIONS Specializations
In questo periodo di trasformazione globale si oscilla tra un
processo di globalizzazione tecnico-economica ed una ricerca di
identità socio-culturale. In questa opposizione sparisce il
concetto di centralità (comunicazioni e trasporti rendono ogni
luogo ugualmente accessibile) ed emerge l’importanza delle
regioni. Ognuna di esse è in competizione con le altre:
mette in luce le proprie peculiarità per attrarre l’attenzione
su di sé e per sopravvivere come identità. Ogni regione aspira
ad avere al suo interno una centralità, che la rende unica ed
importante per l’intero pianeta; l’unicità e l’identità di ogni
regione è legata alla sua specializzazione (in ambito
industriale, agricolo, energetico, economico,…), che a sua volta
dipende dal territorio.
Ma è ancora possibile che le regioni o le città si
specializzino in base alle circostanze fornite dal
territorio?
È ancora valido il concetto di specializzazione in un mondo
ormai globalizzato?
È possibile che la specializzazione puntuale attragga clienti
e porti alcune regioni a diventare centri di eccellenza in un
particolare settore?
La specializzazione delle regioni porta ad un regime di
interdipendenza.
Può questo processo stimolare la stabilità economica e
politica?
Gli MVRDV rispondono a queste domande studiando casi problematici di alcune regioni; osservando criticità e potenzialità di ciascuna regione emergono i punti di forza che possono portare la regione stessa a diventare una centralità nazionale o addirittura mondiale.
Capitolo 5 – THE 3D CITY Intensification
What is the solution to the overwhelming process of global space consumption?
È necessario inventare una “Capacity” che permetta di risolvere il problema (bidimensionale) del consumo di suolo, che elimini il bisogno di prevedere grandi spazi vuoti attorno al centro urbano per una futura espansione, che sia più compatta e densa per essere più produttiva. Per creare questa nuova città bisogna abbandonare l’approccio bidimensionale e pensare in tre dimensioni.
Gli MVRDV hanno studiato un modello di città compatta, basata sugli standard olandesi, in grado di ospitare al suo interno tre milioni di persone e tutti i servizi (residenze, terreni agricoli, foreste,…) necessari alla loro sopravvivenza.
Per capire quanto spazio fosse necessario, sono state studiate le sue funzioni: per inserirle tutte in modo compatto sarebbero necessari 1800 km², che corrispondono a 38km3 in un cubo di lato 3.7 km; a questo volume va aggiunto però lo spazio necessario per la circolazione di aria, luce e vento, fondamentali per la vita: il volume del cubo quindi aumenta fino a raggiungere i 125 km3 (5x5x5km).
Le 8 funzioni sono così organizzate:
- Agricoltura: per far ricevere il giusto apporto di luce naturale, i terreni agricoli sono organizzati in valli. Ogni coltivazione è disposta secondo una particolare geometria, studiata in base all’intensità di luce e alla temperatura necessaria per la fotosintesi.
- Foresta: necessita di maggior volume rispetto alle altre funzioni. Sono necessari 39 km2 per assorbire la CO2 prodotta da uomini e fabbriche, 228 km2 per ricavarne materiali da costruzione e carta, 158 km2 per la nuova generazione di foreste. Anche il territorio boschivo è disposto su valli e differenziato in base alla necessità di luce, acqua e temperatura.
- Energia: la città necessita di minor energia rispetto ad una città 2D perché è compatta e sinergica. Le fonti di energia sono la biomassa (30%), il vento (35%) ed il sole (35%); essa viene raccolta rispettivamente attraverso centraline che smaltiscono i rifiiuti organici, mulini e pannelli fotovoltaici.
- Rifiuti: i rifiuti organici (34%) vengono bruciati ed il calore raccolto è riutilizzato; quelli inorganici vengono riutilizzati, riciclati o inceneriti.
- Acqua: potabile, per l’irrigazione, per l’umidificazione, per la vita dei pesci, per le emergenze di siccità. Tutta l’acqua utilizzata viene purificata e riutilizzata; quella evaporata viene sostituita con l’acqua piovana, raccolta in bacini sopra la città e in 3 laghi all’interno della città stessa.
- Industria: sono previste 16 produzioni diverse, divise in 496 processi produttivi. Posizionate vicino alla loro fonte di approvvigionamento, si dividono in grandi industrie (XL), vicine tra loro per sviluppare la massima sinergia, e industrie minori (S, M, L), sparse nella città ed eventualmente spostabili.
- Svago: servizi per il tempo libero distribuiti equamente nella città (circa una struttura per il tempo libero ogni 300m)
- Residenze e uffici: spazio relativamente piccolo rispetto alle altre funzioni del Cubo. Vengono progettate 25 torri di 104x104m di base, interrotte nel momento in cui incontrano una valle agricola o forestale. Sono posizionate una vicino all’altra, ma ad una distanza che permette ad ognuna di ricevere il giusto apporto di luce naturale.
Alcuni aspetti della città sono sicuramente migliorabili (maggior volume d’aria per evitare spazi claustrofobici, idea di città molto lontana da quella odierna, studio più accurato della sinergia di settori differenti, studio della sua fattibilità costruttiva, costi), ma essa introduce importanti innovazioni (assenza di strade, sostituite da nuove infrastrutture; possibile sviluppo della città in ogni direzione).

Capitolo 6- GENEALOGY Comparisons
L’idea di ambiente urbano denso e sviluppato verticalmente è già stato studiato e proposto, tra gli anni ’30 e ’60. In particolare nel ’68 si è sviluppata una linea di pensiero basata sull’architettura a grande scala (città mobili, infinite, pensate in 3D), diretta da gruppi di architetti quali Constant, Superstudio, the Metabolists e da progetti “manifesto” come Spangen, LelyStadt, Bijlmermeer, Toulouse-Le Mirail, Bofill’s Walden.
I progetti a grande scala della generazione successiva sono
stati invece fortemente criticati per la loro uniformità e
ripetitività (negazione di un’individualità), pur essendo basati
sul desiderio di progettare insieme città e paesaggio.
Abbandonato l’approccio a grande scala si torna quindi ad
un’architettura a scala minore, più introversa.
In questo tempo, fenomeni come la globalizzazione, il mercato libero, gli spostamenti quasi illimitati obbligano a pensare a larga scala; allo stesso tempo il protocollo di Kyoto ha accentuato la necessità di compattezza. Questo processo in atto porta quindi a lavorare sul concetto di densità.
È possibile combinare pensiero a larga scala con ecologia ed
individualità?
Si può combinare la qualità con la quantità?
Per rispondere a queste domande gli MVRDV ripercorrono la storia dell’architettura dall’inizio del Novecento ad oggi, studiando gli esempi di architettura e città dense su più livelli.
Inizio ‘900: interesse ed ossessione per i grattacieli americani e per la loro potenzialità di aumentare la capacità delle città più congestionate.
Walker, Skyscraper - Moses King, The Cosmopolis of the Future - Harvey W. Corbett, New York Future
Dal 1910: i mezzi di trasporto diventano accessibili a tutti: necessità di valorizzarli con l’architettura. I veicoli vengono rialzati rispetto al terreno.
Antonio Sant’Elia, La Città Nuova - Giacomo Matte-Trucco,
FIAT Lingotto
1920: viabilità diverse su livelli diversi; divisione
verticale delle funzioni.
Le Corbusier, Ville Contemporaine, - Ludwig Hilberseimer, Vertical City
1930: Infrastrutture stradali come veri e propri edifici lineari
Le Corbusier, Unité d’Habitation de Marseille, - Alison&Peter Smithson, Golden Lane
Anni ‘60
· città visionarie che si alzano rispetto al suolo; Città nello spazio
Walter Jonas, Intrapolis - Yona Friedman, La Ville
Spatiale
· città come “frame” nello spazio. Ricerca di alloggi flessibili.
Kenzo Tange, Boston Harbor
· città compatta
Walter Pichler, Compact City – Paul Maymont, City Under the Seine
· Città 3D, città verticali con diverse funzioni
Spur, Asian City of Tomorrow – Bertrand Goldberg, Marina City
· Moduli ammassati
Moshe Safdie, Habitat ’67
Fine anni ’60: Radicalismo e cinismo
Superstudio, Continuous Monument – Archizoom, NonStopCity
1990: Scarsità di suolo: le torri.
Norman Foster, Millenium Tower – Tsui, Ultima Tower
2000: il disastro dell’11 settembre 2001 stimola nuovo
interesse per l’urbanistica in tre dimensioni. I nuovi obiettivi
sono sicurezza, economicità, stabilità.
MVRDV, Kissing Towers – SOM&SANAA, WTC
In cosa consiste quindi la città 3D?
La città 3D consiste in un assemblaggio di densità, pubblico accesso, differenziazione di spazi e funzioni, mix di funzioni.
Gli MVRDV individuano inoltre una serie di parametri per poter valutare una città 3D. Attraverso i seguenti parametri vengono prese in esame le architetture 3D del ‘900 e viene dato loro un voto.
Parametri:
- Floor Area Ratio (FAR): rapporto la superficie totale costruita e la superficie del lotto
- % di livelli accessibili dal pubblico
- Numero di diverse funzioni
- Mix di funzioni
Capitolo 8- EXPERIMENTS Applications
Un mondo più “denso” può essere costruito piano piano, pezzo dopo pezzo. Questo è però un processo lungo e pesante, che necessita di una solida copertura economica;
È possibile perseguire l’obiettivo della 3D City attraverso tanti piccoli interventi, anziché pochi e grandi?
Per esempio, in un progetto a piccola scala come un quartiere residenziale, come si possono conciliare desideri del cliente e piani urbani? Come si possono gestire contemporaneamente il generale e lo specifico, il globale e il locale, la grande e la piccola scala?
Gran parte dei progetti degli MVRDV partono da questo approccio: come esperimenti, testano il potenziale di “piccoli” programmi rimanendo nell’ottica di una prospettiva più ampia.
La loro architettura si basa su “gesti” apparentemente semplici:
ADVERTISE: promuovere e portare l’attenzione su una
città o regione, senza dover ricorrere ai “personal buildings”,
architetture autonome indipendenti dal contesto. Esse
evidenziano la nuova tendenza delle città a collezionare
“marchi” anziché ricercare e mostrare, attraverso
l’architettura, la propria identità.
Come si può contrastare questo fenomeno?
In quale altro modo è possibile “pubblicizzare”, “promuovere”,
far conoscere la città dentro e oltre i confini nazionali?
Gli MVRDV pensano ad un’architettura visibile da lontano che esprima esplicitamente la propria appartenenza alla città o regione.
àHoek van Holland, NL, 2005
BEND
Spazio definito da curve che creano diversi livelli, segnano spazio aperto/chiuso, separano funzioni diverse, cambiano il rapporto con il suolo.
àCinema complex, Busan, KR, 2005
CLIMATIZE
Spazi chiusi da un involucro trasparente, che aumenta l'importanza del rapporto tra interno ed esterno. L'involucro trasparente permette di far entrare la luce naturale durante il giorno -come se si fosse in uno spazio esterno- e di essere visto nel buio durante la notte, attraverso l'illuminazione artificiale interna.
àPublic library, Spijkeniss, NL, 2003-2007
CONNECT
Connessioni all'esterno degli edifici, in cui insediare servizi o infrastrutture: questo permette di rendere utilizzabile l'intera superficie dell'edificio.
Connessioni verticali/orizzontali. Spazi diversi per distinguere le funzioni (lavoro/svago/servizi)
àTarra Tower, office building, Buskavel Almere, NL, 1999-2002
(le connessioni esterne previste nel progetto originario non sono state realizzate. Al loro posto sono state lasciate le loro tracce)
COVER
Copertura per diversificare, separare, unire, nascondere, circoscrivere l’edificio o renderlo un tutt’uno con ciò che sta intorno.
àSummer Pavilion for the Serpentine Gallery,
Kensington Gardens London, UK, 2004
DIG
Progettare uno spazio scavato nel terreno permette di
lasciare inalterato l'esistente (che sia esso costruito o
naturale), risolvendo il rilevante problema di rapporto tra
vecchio e nuovo. Lo spazio sottostante e quello sovrastante
possono lavorare insieme ed essere comunicanti oppure
essere completamente differenziati e non parlarsi. Spazio
scavato nel terreno per necessità o per il vincolo di avere un
numero fissato di piani fuori terra. Sviluppo dell'edificio al di
sotto del suolo. Ambienti totalmente diversi: illuminato ed
areato naturalmente il piano terra, buio quello interrato
(spazi diversi per funzioni diverse).
àUrban plan Forum Les Halles, Paris, FR, 2004
EXTRUDE
Rinnovare un edificio esistente, con costi non elevati. Aumentare lo spazio interno mantenendo la struttura esistente.
àBusiness Center all’interno del Rinderhalle esistente, St. Marx, Vienna, AT, 2002
FLIP
Ribaltare l’edificio portandolo verticale. Azione utile per costruire con un basso consumo di suolo (elevato costo del terreno). Vista panoramica.
àMirador, Madrid, ES, 2001-2005
GROUND
Appoggiare l’edificio su un suolo diverso dal terreno.
àDidden Village, Rotterdam, NL, 2002-2006
HANG
“Appendere” elementi al volume principale dell’edificio. Quest’azione permette di aumentare la volumetria dell’edificio senza ulteriore consumo di suolo.
àTorre Huerta, Valencia, ES, 2005
LAND
Far atterrare gli edifici su un terreno che mantiene le sue forme naturali. Gli edifici si appoggiano ad esso. Gli edifici si differenziano naturalmente l’uno dall’altro, perché hanno inevitabilmente rapporti diversi col suolo. Varietà di spazi.
àHousing in Milan, IT, 2005
LIFT
Sopraelevare gli edifici per lasciare libero il passaggio ai loro piedi, per la presenza di acqua, o semplicemente per avere una vista migliore dalla sommità dell’edificio.
àWatervillas Ypenburg, The Hague, NL, 1999-2005
MIX HORIZONTAL
Differenziare gli edifici disposti uno di fianco all’altro per differenziarne le funzioni o per ripetere lo stesso tipo con piccole variazioni, in modo da creare un complesso (edificio o quartiere) unico, in cui ogni singolo elemento mantiene una propria identità e riconoscibilità.
àHagen Island, Ypenburg, The Hague, NL, 2000-2003
MIX VERTICAL
Differenziare gli edifici in senso verticale, per creare un unico complesso (edificio o edificio-quartiere) con diverse funzioni e trattamento degli spazi interni.
àSilodam, Westerdoksdijk, Amsterdam, NL, 1995-2003
OPEN
Bucare l’edificio per creare una terrazza coperta che permette di godere di una vista rialzata rispetto al suolo. L’apertura all’interno dell’edificio, soprattutto se questo è alto ed imponente, permette di favorire la ventilazione e creare uno scorcio visivo attraverso l’edificio.
àCelosia, Sanchinarro, Madrid, ES, 2001-2006
SPIRAL
Percorso distributivo a spirale, che permette di avere un camminamento continuo senza interruzioni ed inoltre non ostacola mai la vista su uno spazio centrale. Distribuzione adatta per percorsi espositivi/librerie.
àBrabant Library, Hertogenbosch, NL, 2001
STACK
Tipo di edificio ancora in fase di sperimentazione. Permette di
risparmiare spazio (maggiore densità), energia, acqua, tempo ed
infrastrutture. Allo stesso tempo però crea problemi nella
distribuzione uniforme di luce e aria.
Il mix di funzioni presenti in un edificio di questo tipo crea
nuove relazioni e connessioni.
àDutch Pavillion World EXPO, 2000, Hannover, DE, 1997-2000
Capitolo 10- OUT OF SPACE Escapes
In questo capitolo conclusivo si prende in considerazione la possibilità di espandersi nello spazio, creando satelliti terrestri interessati da specifiche funzioni. Per fare questo è necessario sviluppare tecnologie innovative e risolvere i problemi principali che l’uomo incontra nel momento in cui si allontana dal suolo terrestre: mancanza di gravità, attraversamento dei diversi strati dell’atmosfera, radiazioni, ecc.