
Titolo originale: URBAN BEAUTY! LUOGHI PROSSIMI E PRATICHE DI RESISTENZA ESTETICA

Il libro si propone di sensibilizzare il lettore al tema della bellezza urbana, spingendo i cittadini a sviluppare il loro senso estetico e la loro capacità di osservazione ogni giorno, guardando ciò chi li circonda con occhi nuovi. L’autice propone un’approfondita riflessione sullo spazio pubblico nella città contemporanea attraverso la descrizione di numerosi progetti, raggruppati per differenti approcci di intervento. Partendo dal presupposto che i luoghi hanno una molteplice essenza identitaria, è possibile fornire moltissime interpretazioni individuali di una città “bella” e di uno spazio “abitabile”. L’obiettivo di questa pubblicazione è orientare processi di rigenerazione di insediamenti urbani verso una prospettiva che possa avvalersi di cittadinanza attiva e responsabilizzazione collettiva, ma anche della capacità creativa dei progettisti.
Giudizio Complessivo: 8 (scala 1-10)

Anna Lambertini
Autore Anna Lambertini
Nata a Forlì (11-1-1965), si è laureata presso la Facoltà di Architettura di Firenze l’8 novembre 1994, con una tesi di confronto tra due progetti di pianificazione delle aree protette marine del mediterraneo: Parco Nazionale di Port Cros e Riserva Naturale Marina Isole Tremiti. Nel 1996 si è diplomata Architetto Restauratore di Giardini e Parchi Storici al Corso di Formazione Professionale della Provincia di Firenze, in seguito ha conseguito il Titolo Master in Conservazione e Restauro del Patrimonio Architettonico e Urbano presso l’Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid e il Diploma ICOMOS-IFLA di Specializzazione in Restauro e Conservazione del Giardino Storico; si è inoltre diplomata il 7 marzo 2001 presso la Scuola di Specializzazione in Architettura dei Giardini e Progettazione del Paesaggio dell’Università degli Studi di Firenze. Dal 2005 è docente di “Architettura del paesaggio” all’Università di Perugia.
FIGHT FOR URBAN BEAUTY! IL GENIUS LOCI NON ARRIVA SOLO VOLANDO (introduzione)
Questo primo capitolo costituisce l’introduzione all’opera vera e propria ed esplicita i temi fondamentali che verranno in seguito trattati dall’autrice. È articolato in 3 paragrafi:
- SPAZIO PUBBLICO E CITTA’ CONTEMPORANEA
Si parte da una riflessione sul genius loci e sulla molteplice identità dei luoghi contemporanei. Nella città democratica attuale, multiculturale e multietnica, la costruzione dei paesaggi del quotidiano è resa difficoltosa dall’intrecciarsi di numerose dinamiche (interessi politici, economici, sociali, caratteri ambientali, memoria storica..). E’ facile credere che in questo contesto possano svilupparsi una moltitudine di genii loci, anche in contrasto tra loro. La vera sfida che si presenta in questi anni sta nella capacità di sensibilizzazzione della popolazione, che, insieme al progettista, può far nascere nuovi spazi urbani o modificare spazi dimenticati per renderli fruibili in base alle esigenze della comunità.
- FARE PAESAGGI URBANI: 6 AZIONI DI PROGETTO
Come fare per rendere migliori i paesaggi urbani? L’autrice propone una “raccolta aperta di utopie concrete” che testimonia di modi diversi con cui si può cambiare positivamente il destino di spazi urbani brutti e degradati, un catalogo di progetti, workshop, iniziative colletive in tutta Europa che hanno contribuito a migliorare il paesaggio urbano delle nostre città. Questi progetti sono stati classificati in base a 6 diversi approcci critici:
· Lavorare in prossimità
· Coltivare immaginari
· Mettere in gioco
· Reinventare luoghi minori
· Incoraggiare nature urbane
· Far emergere costellazioni di spazi aperti
- INTERSEZIONI/SGUARDI
In quest’ultima parte dell’introduzione (intitolata come l’ultimo capitolo del libro, che riposta una serie di brevi saggi) si parla del filo conduttore di tutti i progetti elencati: il desiderio di produzione di habitat poetici, la volontà di costruire spazi dell’abitare insieme, l’interesse a fare luoghi pensati per rendere la vita quotidiana delle persone più ricca e piacevole, sul piano sociale e delle esperienze individuali.
AZIONI/LUOGHI
Si apre con questo capitolo la lunga rassegna di progetti, suddivisi criticamente per tipologia d’intervento sul territorio.
- LAVORARE IN PROSSIMITA’
Rientrano in questa categoria tutti gli interventi sui “paesaggi minimi” (vedi glossario) dell’abitare, spazi “affettivi” che fanno parte del quotidiano anche se non appartengono alla sfera privata, per esempio corti condominiali o spazi di risulta che attraversiamo ogni giorno e che non siamo abituati a valutare esteticamente. Lavorare in prossimità si riferisce ad interventi effimeri, ad interim o duraturi, che incidono sulla qualità dell’abitare di una collettività, agendo sugli spazi aperti del quotidiano attraverso il senso di appartenenza e familiarità di coloro che li abitano.
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Cafè sur Place
Bordeaux, Fracia
Collectif Etc


- COLTIVARE IMMAGINARI
L’immaginario è qui inteso come un repertorio di rappresentazioni simboliche, di espressioni del fantastico, di miti e fiabe generato dall’immaginazione di un singolo individiduo o di una collettività: questo costituisce un atto culturale fondamentale e una pratica vitale di resistenza poetica. Dare vita a scenari urbani in grado di coltivare l’immaginario costituisce un atto fondamentale per risvegliare la coscienza estetica dei cittadini e aiuta a produrre opportuni cambi di percezione del reale e tenere allenato lo sguardo estetico.
Hierbas de botica
Madrid, Spagna
Luzinterruptus

-
The Generator/Public Stage
Brno, Repubblica Ceca
Raumlabor

- METTERE IN GIOCO
Fanno parte di questa categoria i progetti che tendono ad introdurre negli spazi aperti del quotidiano materiali, forme, colori, figure e sollecitazioni d’uso tradizionalmente associati alle aree gioco vere e proprie. In questo capitolo sono elencati e descritti una serie di progetti che mostrano una progressiva (e benefica) espansione del campo ludico in diverse città europee. Questo fenomeno dimostra una tendenza, che spesso parte direttamente dalla popolazione e per la quale la figura del progettista passa in secondo piano, alla ricerca di una nuova dimesione di via estetica democratica, diffusa, accessibile a tutti. Un altro aspetto fondamentale legato a questa categoria di progetti riguarda l’innesco di meccanismi di coesione sociale: le aree ludiche che sorgono nelle città si propongono di unire la cittadinanza e puntano a formare una coscienza critica collettiva.
City is a playground
Dublino, Irlanda
Florian Rivière

- REINVENTARE LUOGHI MINORI
Le nostre città sono costellate di “vuoti minori”, spazi trattati come superfici di scarto che restano vuote: parcheggi a raso, aree di sosta, vuoti legati alle infrastrutture. Tuttavia negli ultimi tempi molti progettisti hanno sviluppato una maggiore sensibilità su questo tema, perché questi cosiddetti “luoghi minori”, reinterpretati come tessere costitutive di un sistema eterogeneo e interconnesso di spazi aperti, si prestano ad essere riorganizzati in chiave multifunzionale e ad essere recuperati come figure di paesaggio urbano, diventando una nuova risorsa della città.
Anwohnerpark
Colonia, Germania
OSA/Office for Subversive Architecture
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Assimilationsversuch Nr.1
Colonia, Germania
OSA/Office for Subversive Architecture
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- INCORAGGIARE NATURE URBANE
Nei paesaggi del XXI secolo veniamo a contatto ogni giorno con molte “nature” diverse: una natura selvaggia e lussurreggiante, una produttiva modellata dall’attività agricola dell’uomo, una terza natura plasmata per finalità estetiche (giardini), una “quarta natura” che, per John Dixon Hunt, è la natura simbolica e ideale, mentre per l’ecologo del paesaggio Ingo Kowarik è la vegetazione spontanea nella aree dismesse e nei vuoti abbandonati.
Il paesaggio
urbano del XXI secolo si mostra perciò estremamente vario ed
esposto a numerose suggestioni: in questa sezione vengono
mostrati i progetti che incoraggiano la varietà di specie di
spazi aperti e la pluralità estetica degli habitat umani,
necessaria in un mondo fatto di città in cui molte etnie e
culture differenti si trovano a convivere a stretto contatto.
Tafel – Garten
Berlino, Germania
Atelier le Balto
Afrikaanderplein
Rotterdam, Paesi Bassi
OKRA

- FAR EMERGERE COSTELLAZIONI DI SPAZI APERTI
Appare evidente a questo punto l’importanza dello spazio vuoto nella città, soprattutto per il paesaggista, per il quale il vuoto assume un senso positivo e promettente, esprime potenzialità diverse rispetto alle dinamiche del vivente, e va letto come un’entità dialettica, dialogante con il pieno dell’edificato. Tuttavia, un insieme eterogeneo di spazi vuoti riqualificati non diventa una vera ricchezza per la città finchè non viene accuratamente progettata una connessione tra le sue parti: occorre lavorare sull’oragnizzazione della sua struttura, fisica e percepita, ecologica e figurativa, culturale e sociale, e sulla tessitura di trame connettive.
Estonoesunsolar
Saragozza, Spagna
Patrizia di Monte & Ignacio Gravalos arquitectos
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Lieux possibles/Ville crèative et dèveloppement dèsiderable
Bordeaux, Francia
Bruit du frigo

Capitolo II- Estensione
Dove si trovano e che estensione hanno i luoghi costitutivi del Terzo Paesaggio?
Residui, Riserve ed Insiemi Primari costituiscono il Terzo Paesaggio.
Mentre le riserve ed insiemi primari riguardano gli spazi naturali, i residui possono derivare da qualsiasi spazio (urbano, agricolo, industriale, turistico…); essi sono frutto di un modo di gestire lo spazio: ogni organizzazione razionale dello spazio provoca inevitabilmente la formazione di residui.
In ambito agricolo i residui sono costituiti dagli spazi di risulta derivanti dall’organizzazione del territorio (confini dei campi, bordi delle strade, ecc); in uno spazio rurale maggiore è il rilievo, maggiore è la quantità di residui.
In ambito urbano i residui corrispondono a terreni in attesa di essere sfruttati o in attesa dell’esecuzione di progetti in sospeso; in uno spazio urbano più il tessuto è rado, maggiore è la quantità di residui (piccoli e rari nel centrocittà, più vasti e frequenti in periferia).
Il rilievo, sia in ambito rurale che urbano, favorisce la presenza di diversità, quindi di Terzo Paesaggio.
· Creare vasti spazi di Terzo Paesaggio
· Accostare residui e
riserve per favorire la continuità biologica
Sviluppo del tessuto urbano per figure concentriche. All’interno, la diversa distribuzione di residui.
Capitolo III - Carattere
Quali caratteristiche hanno gli spazi-rifugio per la diversità?
Il Terzo paesaggio costituisce un rifugio per le specie viventi (animali, vegetali o esseri semplici) che non trovano posto altrove: sono quindi esclusi dal T. P. (Terzo paesaggio) le specie la cui esistenza dipende dall’attività umana (piante coltivate, animali da allevamento).
Gli insiemi primari evolvono lentamente o per nulla. Le specie che vi si insediano e sviluppano sono quelle ottimali per le condizioni dell’ambiente. Nonostante la forte diversità presente al loro interno, gli insiemi primari presentano un carattere unitario. La flora degli insiemi primari è esclusiva ed è impedito l’accesso alle specie esogene.
I residui, derivanti dall’abbandono di un’attività,
evolvono naturalmente verso un paesaggio secondario, che a sua
volta sarà interessato da trasformazioni (successione di specie
“pioniere” instabili), fino al raggiungimento di un equilibrio
(specie stabili). La flora dei residui è costituita non solo da
specie indigene, ma anche da specie esotiche compatibili con
l’ambiente.
Le riserve sono luoghi protetti dall’attività umana
perché giudicati fragili, rari, sacri, o abitati da una
diversità a rischio. Come per gli insiemi primari, anche le
riserve evolvono lentamente o non subiscono alcuna
trasformazione. La flora delle riserve è esclusiva ed è impedito
l’accesso alle specie esogene.
La sopravvivenza degli insiemi primari è garantita da un loro
isolamento geografico; in generale il numero di specie presenti
sulla Terra è direttamente proporzionato al numero di superfici
isolate. L’attività umana, però, accelera gli scambi e i
processi di incontro, riducendo il numero di superfici isolate,
e quindi di insiemi primari.
Portato alle estreme conseguenze, questo processo conduce alla
sparizione degli insiemi primari a favore di un aumento nel
numero di residui dovuti all’attività umana.
· Considerare la commistione di specie nei residui (“mescolanza planetaria”) come un punto di partenza per l’evoluzione
· Utilizzare le precauzioni necessarie per lo sfruttamento di un territorio
Capitolo IV- Statuto
Quale statuto vige nel Terzo Paesaggio?
I territori che compongono il T.P rispondono a statuti
differenti: se una riserva è oggetto di protezione e
salvaguardia, un residuo è invece uno spazio di risulta che si
cerca addirittura di evitare o di ridurre.
Nonostante le differenze, tutti questi territori costituiscono
riserve biologiche e per questo, essi non rispondono più alle
questioni poste dal territorio, ma sono soggette allo statuto
del T. P., che affida alla coscienza collettiva la sua
sopravvivenza.
· Preservare l’assenza di regolamentazione sociale e politica del Terzo Paesaggio
· Pensare al Terzo Paesaggio non come un patrimonio da proteggere inalterato, bensì come lo spazio del futuro, in contniua evoluzione
Capitolo V– Sfide
Quali “sfide” condizionano e stravolgono l’esistenza e l’evoluzione delle diversità?
La diversità è espressa attraverso il numero di specie sul pianeta e la varietà dei comportamenti (per esempio per l’uomo la varietà di comportamenti si dispiega all’interno di un’unica specie, l’Homo Sapiens).
Le traformazioni che condizionano la sopravvivenza delle specie sono di tipo catastrofico (meteorite, guerre, antropizzazione) o lento (glaciazione): le prime inducono una riduzione improvvisa del numero di specie, le seconde ne inducono invece un cambiamento progressivo.
In questo quadro, il T. P. si configura come un territorio di rifugio per la diversità (situazione passiva) o come un territorio di invenzione biologica (situazione attiva).
L’attività umana induce ad effetti simili a quelli della catastrofe; la sopravvivenza del T. P. dipende quindi dal numero umano e dalle attività svolte da questo numero.
· Conservare o aumentare la diversità attraverso la non-organizzazione del territorio
· Considerare una politica che non diminuisca i frammenti di T. P. esistenti
Capitolo VI - Mobilità
Come cambia la configurazione del T. P. nel corso del
tempo?
Il T. P. cambia la propria configurazione attraverso:
- Scambi interni: evoluzione naturale per giungere ad un equilibrio stabile;
- Scambi con l’ambiente circostante: forte influenza dell’ambiente antropizzato circostante (perdita di diversità) o influenza esterna debola/assente dell’ambiente circostante (diversità in equilibrio)
- Influenza di fattori economici e politici, come il recupero di aree abbandonate (perdita di diversità) o l’abbandono di aree (aumento della diversità)
· Facilitare gli scambi con l’ambiente circostante
Scambi naturali tra Terzo Paesaggio e Territorio Antropizzato.
Da sinistra: situazione di equilibrio; pressione forte del T.A. (perdita di diversità);
pressione debole del T.A. (aumento di diversità)
Capitolo VII- Evoluzione
Come si evolve il territorio del Terzo Paesaggio?
Le città si sviluppano solitamente su maglie regolari chiuse
lungo i bordi. Lo sviluppo delle città porta all’aumento di
residui (quindi all’aumento di specie), ma anche ad un T. P.
sempre più frammentato, in cui il numero di specie è minore di
un territorio compatto.
La chiusura delle maglie, inoltre, interrompe la continuità
biologica e diminuisce ulteriormente la diversità; la rottura di
una maglia permette la comunicazione tra i frammenti di T. P. e
consente lo scambio e l’invenzione biologica.
· Organizzare il territorio con maglie larghe e permeabili
· Creare porte per far comunicare i frammenti
Capitolo IX –Rappresentazione dei limiti
Quali sono i limiti del Terzo Paesaggio? Che importanza hanno?
I limiti del Terzo Paesaggio diventano visibili al confine tra
residuo e territorio sfruttato dall’uomo.
Talvolta questi si confondono tra loro (pensiamo per esempio ad
una foresta nata naturalmente su un residuo accostata ad una
foresta gestita dall’uomo): i limiti del residuo continuano ad
esistere, poiché separano due territori con una varietà di
specie diversa.
I limiti costituiscono un importante territorio biologico, e contengono talvolta più specie di quelle presenti nei territori che separano.
· Considerare i limiti come uno spessore, non come un semplice tratto
· Considerare il limite come un punto di incontro tra ambienti differenti
Capitolo X- Rapporto con il tempo
Qual è il rapporto tra l’evoluzione del T. P. ed il tempo?
Le scadenze e la tempistica delle trasformazioni che avvengono nel Terzo Paesaggio sono imprevedibili; è possibile studiarle ed approssimare una sequenza evolutiva ricorrente, ma è impossibile fissarne i tempi con precisione; le trasformazioni dipendono infatti dalle necessità di adattamento all’ambiente e queste non obbediscono a regole temporali precise.
L’evoluzione può avvenire in modo costante (per adattamento, cambiamenti rapidi e violenti) o incostante (per adattamenti progressivi, cambiamenti lenti). La prima –processo darwiniano- presenta rischi di crisi (processo selettivo), la seconda –processo lamarckiano- è una garanzia di resistenza nel tempo, poiché il sistema biologico si adatta progressivamente alle modificazioni dell’ambiente, cercando nuove soluzioni di vita.
· Lasciare al T. P. la possibilità di cambiare attraverso un processo evolutivo incostante, cioè attraverso un riadattamento progressivo alle mutazione dell’ambiente
Capitolo XI- Rapporto con la società
Qual è il rapporto tra il T. P. e la società?
La società può porsi in due modi diversi nei confronti del Terzo Paesaggio:
- Considerandolo spazio naturale da proteggere, si assume la responsabilità della sua cura e lo pone sotto sorveglianza. Questa soluzione comporta la scomparsa del Terzo Paesaggio, poiché il regime di protezione prevede di mantenere il territorio inalterato e quindi di rinunciare all’evoluzione propria del T. P.
- Considerandolo come improduttivo, se ne disinteressa. Questa soluzione rende possibile l’esistenza e l’evoluzione del T.P.
· Valorizzare l’improduttività
Epilogo- Manifesto
· Imparare, abituarsi al non-fare, così come si impara e ci si abitua al fare
· Valorizzare l’indecisione
· Valorizzare la non-organizzazione
Residuo – derivato dall’abbandono di un’attività o luogo di risulta, derivato dall’organizzazione razionale dello spazio.
Riserva – Luogo protetto e salvaguardato dall’attività umana perché giudicati fragili, rari, scari o abitati da una diversità a rischio.
Insieme primario - Pragonabile alle riserve, sono spazi le riserve ed insiemi primari riguardano gli spazi naturali mai sottoposti a sfruttamento (prati alpini, tundre…).
Nonostante la varietà di specie al loro interno, presentano carattere unitario.
Terzo Paesaggio - Terzo Paesaggio” è un luogo dal carattere indeciso e non progettato perché non sfruttato dall’uomo. È costituito da residui, riserve ed insiemi primari ed è per questo frammentato e discontinuo.
I frammenti che lo compongono sono diversi per forma, sfruttamento e grandezza; sono però tutti rifugio per la diversità.
Il Terzo paesaggio costituisce un rifugio per le specie viventi (animali, vegetali o esseri semplici) che non trovano posto altrove.