Questo libro è una selezione di interviste realizzate dall’autore dal 2000 al 2012. Oltre ai progetti degli architetti presentati, dei quali si discute esponendo le dovute considerazioni, viene anche raccontato proprio il momento dell’incontro, dell’intervista, rappresentando anche un ritratto della persona che sta dietro a ogni grande architettura con la sua personalità, il suo aspetto e le sue passioni. E oltre a palare di architettura come pura progettazione e realizzazione si discute anche di rapporti con i committenti, con i cittadini, con la politica, i rapporti tra architetti e la teoria che ognuno sostiene.
Giudizio Complessivo: 9 (scala 1-10)
Enrico Arosio
Autore Enrico Arosio
Enrico Arosio è nato a Milano nel 1957 ed è un giornalista de “l’Espresso” che si occupa di attualità, politica e cultura. È stato tra i primi che ha portato all’attenzione di un più ampio pubblico italiano i temi della grande architettura internazionale e delle mutazioni metropolitane. Laureato in Germanistica all’Università di Monaco, studia la cultura tedesca, negli anni ’80 lavora per alcune case editrici e collabora con “la Repubblica”, “Abitare” e “Vogue”. Dal 1986 è invece fisso a “l’Espresso” dove ha pubblicato oltre mille tra servizi, inchieste e reportage in Italia ed Europa, arrivando anche fino a New York e Hong Kong. Arrivato a mille, ha fatto un libro.
È suddiviso in 4 parti: in “Guru maestri e maestrini” intervista architetti di diverse nazioni che hanno avuto una certa influenza nel loro campo; “Schegge dal pianeta Piano” è una serie di interviste dedicate solo a Renzo Piano, per omaggiare lui come persona e il suo lavoro; in “Racconti frontalieri” incontra professionisti che non si collocano in un preciso ambito ma sono invece ibridi; l’ultimo capitolo è intitolato “Gregorotti con la Storia”. Lascia questo architetto per ultimo essendo lui il padre dell’architettura contemporanea.
Realizza inoltre una breve “Introduzione di un intruso” nella quale descrive, oltre al contenuto del libro, il suo rapporto, e quello del giornalismo, con il mondo dell’architettura.
Capitolo 0– Introduzione di un intruso
L’autore identifica se stesso come “intruso” tra gli architetti, racconta della sua passione per l’architettura e dei suoi rapporti con essa e con gli architetti. Spiega anche la mediazione dei giornali tra l’architettura, le trasformazioni urbane e i cittadini.
Capitolo I - Guru maestri e maestrini
Il capitolo parla di diversi architetti per la maggior parte stranieri.
· Massimiliano Fuksas parla del centro congressi dell'Eur ("la Nuvola"), parla della sua Roma e spiegala il rapporto architetto-committente
· Elizabeth Diller spiega il suo progetto di riqualificazione di una linea ferroviaria a New York, i suoi progetti in Europa e come è diventata architetto
· Matthias Sauerbruch presenta i suoi progetti molto colorati basati sulle diverse “colour families” accennando anche al rapporto tra budget e qualità estetica/funzionale che viene considerato in un progetto
· Italo Rota viene descritto per il suo particolare carattere, difende le critiche al suo modo di progettare da mezzo architetto e mezzo designer inserendo nel discorso anche il Museo del Novecento di Milano
· Kazuyo Sejima viene commentata, oltre che da Arosio, da alcuni critici e architetti per la formazione giapponese che risalta nelle sue architetture leggere e immateriali
· Winy Maas confronta l'urbanistica della sua amata Olanda con quella italiana, da lui disprezzata
· Jacques Herzog progetta a Beijing lo stadio delle olimpiadi e spiega i suoi rapporti col committente permettendo al lettore di capire com'è la situazione orientale
· Lo studio nasconde nel suo stesso nome un gioco di parole che non fa capire se si riferisce a "cielo azzurro" o "costruzione del cielo"; allo stesso modo viene spiegato come in architettura a volte si fatica a distinguere tra architettura e spettacolo, tra sperimentalismo e mostrificazione
· Kengo Kuma introduce il lettore all'architettura giapponese; nei suoi progetti rappresenta il vuoto permettendo al resto di risaltare
· Benedetta Tagliabue porta avanti un enorme studio a Barcellona (nonostante la perdita del socio e marito) e commenta la valorizzazione della donna in architettura
· Peter Zumthor nella sua carriera ha rifiutato molti incarichi perché non gli piacevano o perché il committente gli metteva fretta, è un personaggio particolare
· Peter Eisenman è un antidivo, ama stare in cantiere e gli piace la realizzazione dell’opera
· David Chipperfield parla del il suo amore per l’Italia e dei suoi progetti a Milano, Portofino, Salerno e Venezia
· Rem Koolhaas è un architetto anche teorico, parla di due suoi progetti e dell’importanza che ha oggi lo shopping
Capitolo II- Schegge dal pianeta Piano
In questo capitolo viene si parla di Renzo Piano che lavorando un po’ in tutto il mondo ha la possibilità di confrontarsi e quindi raccontare molti dei più vari committenti: la famiglia Niarchos (centro culturale di Atene), lo Stato di New York (campus della Columbia University a West Harlem), il giornale Times (nuova sede a New York), i responsabili del cantone di Berna (Zentrum Paul Klee), i frati cappuccini (Aula litirgica di Padre Pio) e altri.
Nel parlare dei suoi progetti parla anche delle sue passioni, il suo studio, i suoi viaggi e le sue idee; le interviste sono ambientate in luoghi e anni sempre diversi e permettono al lettore di comprendere veramente come affronta il suo lavoro un architetto del livello di Renzo Piano.
Renzo Piano, Zentrum Paul Klee (Berna)
Capitolo III - Racconti di frontalieri
Troviamo in questo capitolo professionisti che non operano esattamente nel campo architettonico:
· Stefano Boeri, ormai nel mondo della politica, riesce a parlare dei problemi delle città, in particolare Milano, evidenziandone gli aspetti positivi e negativi a livello urbanistico e sociale
· Michele De Lucchi ha realizzato incredibili oggetti di design spiegandone la loro importanza nella società
· Kurt Forster, critico e storico, commenta l’operato di alcuni architetti in paesi con regimi totalitari o con politiche economiche non del tutto corrette
· Mimmo Paladino, pittore e scultore, parla delle sue opere, delle sue collaborazioni con architetti e risponde ad alcune domande su artisti del ‘900
· Finn Geipel e Giulia Andi, dello studio Lin di Berlino, sono intervenuti su un enorme bunker di sottomarini della seconda guerra mondiale in Francia riqualificando questo luogo di guerra e morte per dare alla città nuovi spazi di condivisione
· Rolf Fehlbaum parla di design, globalizzazione, industrializzazione e del evoluzione della sedia riferendosi ovviamente anche alle sedie dei principali architetti
· Santiago Calatrava viene raccontato dall’autore con molte delle sue opere; viene comparato ad altri architetti e gli viene chiesto cosa ne pensa dei nuovi stili e verso che direzione sta andando l’architettura
· Ettore Sottsass è designer e architetto, gli vengono fatte diverse domande: sul suo metodo, sul design di ieri e di oggi, su altri architetti e anche domande più personali
· Alessandro Mendini parla di benessere e architettura, quando la tecnologia può creare benessere o quando invece si eccede e si potrebbe essere più tradizionali
· Philippe Starck ha creato tantissimi oggetti del mondo del design industriale, dalle moto agli spazzolini da denti; parla di comunicazione globale, della sua evoluzione e delle sue origini francesi
· Mario Botta, architetto svizzero, non è felice della sua esperienza come progettista in Italia, dice che qui la grande architettura non è benvoluta; oltre a questo concetto illustra le altre sue esperienze internazionali negli Stati Uniti e in Francia e spiga l’etica che sta dietro al suo mestiere.
Capitolo IV- Gregotti con la storia
In questo capitolo viene intervistato solo Gregotti.
Si inizia parlando un po’ delle sue opere tra le più importanti e del suo percorso che l’ha portato a diventare un grande architetto, successivamente racconta la vita di Alvar Aalto e dei rapporti che aveva con lui. Si passa poi a parlare di riqualificazione in Italia confrontata con esempi europei. Per finire racconta Terragni come, nel contesto fascista, ha innovato l’architettura italiana.
Vittorio Gregotti, Teatro Arcimboldi (Milano)